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Quali sono le nuove tendenze, vista la sua esperienza all’estero, nelle grandi città, nell’arredare o concepire uno spazio nelle aziende?

AV: “Da tempo abbiamo percepito, nei nostri viaggi di lavoro, di studio, di approfondimento, che stava sempre più prendendo piede il design; direi di più il “design integrato”. Con design integrato intendo uno dei valori guida a cui mi sono sempre ispirata, cioè il saper coniugare lo stile (passato e presente) con la funzionalità (di ieri e di oggi), con un occhio proiettivo alle possibili esigenze del domani.

In altre parole, l’arte di confezionare risposte personalizzate ad una committenza che ha valori e personalità propri, talvolta molto espliciti, talvolta latenti.

“Si parla sempre più di servizio: un architetto oggi riesce a coniugare funzionalità-immagine e servizio?”

AV: “A mio parere solamente attraverso un’attenta analisi della richiesta (committenza) riusciamo a far quadrare il bilancio risultante dalla sommatoria di funzionalità, immagine e servizio.

Trovo fondamentale spendere tempo con il cliente prima di presentare un elaborato, in modo da rendere tutto più chiaro, leggibile, eseguibile, controllabile dopo.

Cioè, attraverso una accurata selezione dei nostri fornitori riusciamo a proporre soluzioni altamente competitive dal punto di vista funzionale ed ergonomico, conferendo al contempo un appeal particolare, unico al risultato finale.

Molto dipende dalle attenzioni che il nostro team di progettazione dedica al cliente.

“Quali materiali consiglia nei grandi spazi aziendali?

AV: “In base alla nostra esperienza, come spazi aziendali dobbiamo prima di tutto distinguere fra reparti produttivi, reparti logistici, uffici ed accoglienza clienti.

Inoltre questa prima classificazione deve essere “filtrata” attraverso la particolare situazione di ciascuna realtà aziendale, che si presenta sempre più spesso in modo differenziato e strutturato, a seconda del settore merceologico di appartenenza, delle modalità operative e commerciali preferite, dell’area geografica.

Di conseguenza, sovente ci viene indicata, o palesemente richiesta, una sintesi fra tradizione ed innovazione, anche per quanto riguarda i materiali.

“Le singole stanze sembrano quasi scomparse: come si riesce a tutelare la privacy?

AV: “In effetti, la semplicità organizzativa e funzionale degli open space, tipica delle aziende nate e cresciute principalmente negli anni ottanta e novanta, si contrappongono a valori che ad oggi sembrano ri-emergere, risultando fondamentali per il comfort di chi trascorre molte ore in ufficio, specialmente nel medio e nel lungo termine.

Più in dettaglio, il comfort e l’ergonomicità del singolo posto di lavoro, come per esempio il perfetto isolamento acustico di chi opera spesso al telefono, spingono verso l’impiego di soluzioni costruttive non definitive, bensì “sostituibili” o “modificabili”.

Per l’azienda si tratta di un doppio, talvolta anche triplo, beneficio:

1)   il personale lavoro meglio, si distrae meno ed è più produttivo;

2)   L’ambiente è più gradevole e funzionale, per il personale e per i visitatori;

3)   Gli investimenti in interventi architettonici sono di budget ridotto, rispetto all’impiego di pareti e controparti, soffitti e controsoffitti, sottofondi, in muratura.

“Quanto incide l’innovazione e la tecnologia nella realizzazione di interventi architettonici?”

AV: “A prova di quanto già detto precedentemente, la tecnologia e l’innovazione in campo edilizio e costruttivo consentono oramai di ottenere performances migliori ad un costo inferiore rispetto alle tecniche tradizionali, nell’acustica, nell’antincendio, nelle applicazioni ad alto tasso di umidità, nell’antisismico.

Inoltre, dal punto di vista del design d’interni, un altro settore che reputo di grande importanza, sono disponibili materiali molto interessanti che consentono di realizzare pezzi unici o serie limitate di complementi ed elementi d’arredo. Ad esempio, il Corian, il plexiglass, ed altri a base polimerica e non.

“La parola ufficio cosa le fa pensare?”

AV: “Con un occhio alla situazione industriale in Italia nel secondo dopoguerra e pensando a cosa avviene oggi nel mondo, a mio parere la parola “ufficio” si coniuga sempre di più con “mobilità”, basti pensare alle massicce campagne pubblicitarie finanziate dalle compagnie telefoniche.

In questo contesto, quindi, il valore del design e della progettazione architettonica stanno sempre più rivalutandosi, proprio perché non possiamo più pensare ad un’unica funzione od ergonomia.

Ciò significa che anche la mia casa può essere ufficio per alcune ore al giorno, così come il mio lounge bar, così come la mia auto. Questo in sintesi era il mio intento quando, nella prima risposta, parlavo di “design integrato”.

Inoltre, sono convinta che esclusivamente attraverso la valorizzazione della qualità possiamo fornire risposte di qualità.

 

Arch. Anna Vitali