ARCHITETTURA E COVID 19

Scritto da Architetto Anna Vitali

Nel secolo scorso la pandemia dell’influenza ‘’Spagnola’’ che avvenne durante la prima guerra mondiale in Europa e si diffuse nelle Americhe e in Africa fu censurata per non incutere un fenomeno di terrore tra la popolazione che stava affrontando una terribile guerra in Europa.

Ma il cambiamento ci fu in quanto uccise più della guerra mondiale tanto che il famoso letterario Francese Guillaume Apollinaire riuscì a salvarsi dalle ferite riportate in guerra ma non alla influenza spagnola che lo uccise a soli 38 anni.

Questa pandemia che per motivi di censura fu circoscritta solamente in Spagna falciò circa 100 milioni di persone nel pianeta in soli due anni dalla sua comparsa.

In primis cambiò in modo significativo gli equilibri politici ed economici tanto da innescare il crac economico del ’29 e l’inevitabile seconda guerra mondiale, ma sul piano sanitario ebbe una grande evoluzione assistenziale con la nascita del CNAS obbligatoria che assunse il nome del INPS e questo fu un cambiamento epocale sul piano sanitario e sociale dell’epoca dove i diritti erano pressappoco inesistenti rispetto ai doveri in ambito lavorativo.

Come i cambiamenti dei paesi colonizzati si ribellarono alla dominazione come l’India e il South Africa che inizio la sua protesta contro l’Apartheid anche i cambiamenti sociali furono importanti con la crescita dell’assistenza sociale, della medicina alternativa alla cura del corpo con lo sport all’aria aperta e la consapevolezza che il corpo andava curato anche nel XX secolo in quanto fragile e da fortificare.

Inoltre questa pandemia ebbe anche una funzione decisiva per la fine della guerra mondiale con gli accordi di pace tra i paesi Europei devastati da tante morti tra i civili.

Adesso dopo 100 anni il CoViD 19 osservato in un’ottica globale della popolazione e dei comportamenti antropologici e sociali del comportamento dell’uomo nel rispetto del pianeta avrà sicuramente un impatto importante su le coscienze umane e sociali.

L’architettura e l’architetto in generale potrebbe essere protagonista chiave della fase di trasformazione poiché l’architettura in se per se dallo studio antropologico può ripensare la vita delle persone tramite lo sviluppo dello spazio circostante.

Ma in che modo? Bella domanda.

Partiamo dal cambiamento della società e successivamente dell’individuo dopo il Covid 19.

Eravamo abituati a concederci tutto ed a lavorare a ritmo intenso ed esagitato senza sosta senza il rispetto dell’ambiente.

Ore di lavoro frenetico pranzo fuori, aperitivo, cena con amici, palestra, poi a casa, shopping, viaggi, vacanze, last minute, online, figli, marito ecc.

Pura frenesia, ma abituati a tutto questo pensavamo fosse il modo migliore di vivere stando bene.

Ore di lavoro ci portavano fuori lontano dalla famiglia tutto il giorno e spesso il poco tempo passato a casa era impiegato magari guardando un film o peggio ancora davanti al cellulare.

La vita non consisteva più nell’assaporare ogni istante la natura l’aria pura e l’ambiente circostante, ma nel riempirlo freneticamente, forse per non pensare e nel frattempo passavano giorni/mesi/anni.

2020 arrivo della pandemia: l’uomo libero diventa uomo in gabbia.

Inizialmente cosa poteva esserci di meglio … finalmente riposo … una vacanza … nessuno avrebbe mai pensato che vivere con se stesso per così tanto tempo sarebbe stato così difficile.

Passano i giorni e quella che poteva inizialmente sembrare una breve sosta in realtà non è stata.

I giorni si trasformarono in mesi scanditi dal terrore che l’uscita potesse portare al contagio… per cui distanze sociali, diffidare dagli altri, impossibilità di muoversi con conseguente velocità e cambiamento del modo di vivere e pensare.

Il disorientamento iniziale e la difficoltà di adattamento si sono presto trasformati in ricerca di equilibrio sociale: ‘Ora sono solo, cosa faccio, non ho possibilità di interagire di persona con amici e parenti se non tramite video, mi sono stati tolti i punti fermi che caratterizzavano il mio stile di vita … affetti, lavoro, palestra, amici, locali, negozi … ed ad incrementare la dose il virus che spaventa e distanzia.

Cosa è successo poi?

La permanenza della pandemia ha cambiato la testa dell’uomo … dallo spavento iniziale, all’adattamento e successivamente convivenza, uscite diradate, sport in luoghi isolati ed altre costrizioni ed obblighi, il no-contact con gli altri l’estremizzazione della visione del virtuale.

Gli spazi e gli ambienti che ruolo hanno sulla vita delle persone?

La parola chiave vuole essere CONSAPEVOLEZZA ossia si è consapevoli che qualcosa è cambiato, non perché obbligati ma perché adesso è il nostro modo di pensare che è cambiato.

Ognuno di noi sia in piccolo che in grande è arrivato ad essere consapevole dell’importanza del tempo e di come possa essere impiegato e non riempito in maniera confusa, senza dover per questo essere perso.

Lo spazio casa diviene luogo protetto, sicuro, funzionale … per cui il vivere in una grande città al centro del mondo lavorativo e ludico non ha più tutta questa importanza.

Il piccolo appartamento nella grande città, considerato prima del CoViD-19 il centro del mondo, senza libertà di movimento, diventa una gabbia che influisce psicologicamente sullo stato d’animo delle persone che lo abitano e si rifugiano nella rete per riuscire ad entrare in contatto con il mondo e ad evadere.

La stessa rete si riscopre non solo un veicolo di evasione, ma anche di contatto, importante a tal punto che correre in ufficio, lavorare freneticamente, ore ed ore di fila in macchina, non hanno più senso.

Ci siamo accorti che non necessariamente dovevamo vivere in una grande città per trovare lavoro ed essere al centro del mondo ma era sufficiente un collegamento internet (video) per lavorare ed al contempo godersi il piacere di abitare in un luogo tranquillo con pochi e veri amici, isolato, con giardino ed ogni comfort.

Il mio studio, per esempio, è riuscito, tramite internet a realizzare un prototipo di invenzione industriale a distanza prodotto in India, per cui mi sono chiesta quanto potesse contare la presenza fisica per essere realmente presenti e di conseguenza come tutto questo come potesse ripercuotersi sulla capacità di progettare uno spazio. Le grandi aziende si sono inoltre accorte di quanto lo smart working potesse in poche mosse ottimizzare le spese ed in alcuni casi essere un metodo di lavoro estremamente produttivo ed efficace.

L’arduo compito dell’architetto ‘visionario’ sarà quindi quello di lavorare sul futuro della casa e ridefinire lo spazio privato dotandolo di ambienti versatili in grado di trasformarsi in ‘offices corner’ o ‘kitchen corner’ o ‘room corner’ in poche mosse. La casa deve essere dotata di giardino o terrazzo in grado di ospitare amici e permetterci di poter uscire senza dover comunque incrociare gli altri.

La casa dovrebbe deve avere un filtro disinfezione all’ingresso, sarà un luogo in cui le cariche batteriologiche esterne resteranno sulla porta, non necessariamente imponendo ad un ospite di levarsi le scarpe.

La riscoperta dell’orto da giardino, da terrazzo oppure interno come orto verticale perché voi conoscere la provenienza del cibo che ingerisci.

Ed il pubblico? La parola chiave è sicurezza. Io frequento un locale pubblico se solo se sono sicuro che lo stesso mi garantisca sicurezza al suo interno e contatti protetti con gli altri. Come si realizza tutto ciò? Attraverso percorsi di lavoro e servizi che ci permettano di garantire più possibile il distanziamento sociale.

Il risultato è stato eccezionale: la consapevolezza che la tecnologia virtuale può farci essere presenti nel mondo globalizzato con una semplice video conference, senza problemi dal nostro home-office, ovunque e la conseguenza che gli uffici del futuro saranno ambientati con un design digitale da casa, dal proprio PC in modalità Smart-Working.

La comodità di essere molto più efficienti e operativi senza spostarsi fisicamente con la propria auto, senza più perdere tempo e senza più inquinare inutilmente il nostro pianeta, è un cambiamento epocale.

L’architettura sarà molto più centrata adesso sul nucleo famigliare e sulle comodità degli spazi comuni e aperta con ambienti luminosi verso l’estero.

La casa avrà un concept diverso dove la sala sarà in funzione di un ‘office’ durante il giorno con la possibilità di cambiare in base alle esigenze cioè office, gym, play,relax time, environment e cinema.

I bagni saranno molto più incentrati nella cura del corpo con una maggiore attenzione a SPA e Beauty Center.

I componenti della famiglia potranno integrarsi in modo fluido e dinamico, semplice e veloce e tutto sarà collegato ed avrà una valenza interattiva in modalità Home 4.0.

Tutti i servizi connessi alla vita di tutti i giorni, dall’acquisto di generi alimentari a qualsiasi servizio richiesto avrà una gestione in delivery; non più l’uomo che si sposta ma le sue richieste ed esigenze al suo servizio, dei suoi famigliari e dei suoi amici.

La nascita di piccole e incontaminate comunità sarà l’antitesi delle grandi e popolose metropoli che si divideranno in quartieri chiusi e sicuri non contaminabili; il verde sarà più presente nella vita di tutti i giorni ed il cemento lascerà più spazio a materiali naturali; ci sarà una grande rivalutazione della campagna e della vita in fattoria con case immerse nella natura.

Arch. Anna Vitali